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In Piazza Castello per Alberto Musy PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Domenica 09 Settembre 2012 11:45

Alberto Musy da mesi dorme sospeso nell'incoscienza in un letto d'ospedale. Il primo giorno di primavera il consigliere comunale di Torino sposato e padre di quattro figli veniva colpito da ignoti e a tutt'oggi nessuno è stato in grado di conoscere nè il movente nè il colpevole di questo fatto di sangue. La famiglia che lo attende a casa non ha ancora saputo chi è il responsabile della distruzione della loro vita.

Domenica 23 settembre 2012 alle ore 15 intervenite in piazza Castello a Torino per chiedere tutti insieme che chi sa parli e che gli organi investigativi non rallentino il ritmo delle indagini per trovare i colpevoli di questo fatto orribile. Alberto, la sua famiglia e la società civile chiedono giustizia, vogliono la verità.

 
Scusate il silenzio PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Lunedì 03 Settembre 2012 21:12

Da un mese e mezzo non scrivo più. Qualcuno penserà che il mese d'agosto, l'estate, l'aria delle vacanze e la successiva ripresa delle attività lavorative siano per tutti un momento di distacco o peggio di distrazione.

Non è così: ho trascorso una brutta estate e per scrivere anche di cose non sempre positive è necessario avere la mente sgombra.

Nel frattempo le cose in Italia e nel mondo non sono migliorate, anzi se possibile sono anche peggiorate ma attingere all'informazione, che è l'unico sistema per imparare a rovinarsi la vita, ha tritato per trenta giorni consecutivi le solite notizie indigeste, sciorinando numeri e proposte inattendibili per uscire dalla gora della crisi globale. Nessuno crede più in niente, neppure in questo presidente del consiglio che pareva essere fuori dai giochi ed invece si è ritrovato più che mai vittima di quegli stessi giochi di potere che lo hanno ingabbiato e gli hanno fatto assumere decisioni dolorosissime per tutti gli italiani costretti a vivere nuove difficoltà in un Paese in cui il lavoro non c'è più o ne è rimasto davvero poco.

La testimonianza però è necessaria e Pensiero Italia continuerà nel suo tentativo di riportare le persone a pensare un po di più con la propria testa in un atto di autoconservazione necessario a coltivare una legittima speranza sopratutto per le generazioni future cui fanno parte i NOSTRI figli. A chi è rimasta poca forza per gridare diamo la possibilità di unirsi a noi per dire che non si deve sottostare ad un destino amaro voluto da altri ma si deve combattere tutti insieme per un'Italia migliore.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Settembre 2012 12:10
 
Il futuro dei giovani...è nel fondoschiena PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Martedì 31 Luglio 2012 19:41

Una ricerca pubblicata dal Corriere della Sera condotta tra giovani in procinto di affrontare un test di ammissione all'università ha restituito un desolante quadro sul futuro del nostro Paese.Che dovrebbe essere nelle loro mani.

Alla domanda «secondo te è più importante studiare o trovare una raccomandazione?», il 12% risponde studiare e l’86% trovare una raccomandazione. Quando si scende nel particolare e si chiede qual è la raccomandazione più forte, il 35% sostiene «la relazione sessuale». Nel complesso il 57% delle ragazze e il 39% dei ragazzi si dichiara disposto ad accettare una “scorciatoia sessuale”.

Se pensate che sia sconcertante che un giovane su due sia disposto a concedersi per entrare in un’università, vi dirò che non è questo a stupire. Il dato sconcertante è che siano disposti a farlo per passare un test che essenzialmente è poco più di un filtro per sondare il ritardo mentale. L’università italiana, come tutta la scuola, ormai è appiattita sullo standard di giovani che mancano delle normali funzioni logico-matematiche e di quelle verbali.

I test delle università italiane sono ridicoli se paragonati agli admission test internazionali usati nei migliori atenei americani, inglesi o canadesi oppure nelle business school di tutto il mondo. Test come GRE, Gmat e affini sono almeno trenta volte più difficili di quello che viene propinato nei nostri scarsissimi atenei, dove un branco di somari pensa pure di vendersi il fondoschiena per passarli. Nel frattempo migliaia di studenti in tutto il mondo (Cina, Brasile, Taiwan, Korea) sostengono test da cinque ore in una lingua che non è la loro (l’inglese) e rientrano nei percentili più elevati (parametrati su scala mondiale), riuscendo ad entrare a Stanford, Harvard, Oxford e via dicendo. Lo studente universitario medio italiano non riuscirebbe a completare un terzo di questi test.Mentre nel mondo i giovani si sfidano spostando sempre più in alto l’asticella dell’eccellenza, in Italia ci si prostituisce per stare al pari con la mediocrità.

Insomma, il futuro è nel fondoschiena.

Ultimo aggiornamento Martedì 31 Luglio 2012 19:46
 
Il ritorno dello stregone PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Venerdì 13 Luglio 2012 08:08

Vivere in un paese come l'Italia è come essere protagonisti di un brutto sogno che pare non finire mai. Ci si sveglia la mattina leggendo le prime pagine dell'informazione nazionale e ci si sente piccoli ed impotenti di fronte a paesi come la Germania o inesistenti davanti alle cifre della crescita economica dell'India o del Brasile. Dopo il primo caffè lo smarrimento si riduce ad un senso di sdegno latente, come una febbriciattola che non passa: arrivanti alle pagine 7 e 8 di qualunque quotidiano si legge che l'industriale (se così possiamo chiamarlo) Gian Mario Rossignolo ha equamente diviso tra i suoi amici i sette milioni di euro ricevuti dal governo italiano dietro la garanzia di una fidejussione falsa, erogati per lo svolgimento dei corsi di formazione professionale alla De Tomaso, accontentando con 21.000 euro anche la fidanzata del figlio.

Persone come Rossignolo hanno divorato per decenni pezzi d'Italia, attaccate come sanguisughe ad aziende sostenute da soldi pubblici che hanno riconosciuto stipendi, stock option e privilegi da mille e una notte che si sono mangiati in anni di cupidigia ed oggi sferrano l'ultimo colpo di coda per non tradire le aspettative dei loro figli che pensano di poter vivere come hanno fatto i loro genitori in un'Italia ridotta alla fame, approfittando del loro nome che anzichè destare sospetto genera rispetto e fornisce patenti di credibilità.

Da otto mesi l'Italia si è accorta di vivere con l'acqua alla gola perchè Mario Monti ha interrotto la becera abitudine dei suoi predecessori di nascondere la realtà, presentandoci la situazione per quella che è.

Ma la giornata non è ancora finita e arrivati a pagina 9 del quotidiano rivediamo i denti finti, i capelli dipinti, la pelata del suo lacchè. Ed ecco lo stregone che scende dalla sua Audi blindata, circondato dagli sgherri che da diciotto anni si preoccupano della sua incolumità.Lo smarrimento ci coglie facendoci ripiombare nel fetore degli ultimi anni vissuti a mille all'ora da Silvio Berlusconi consapevole che sarebbero stati per lui gli ultimi e pertanto quelli da vivere più intensamente.

Nulla avviene per caso e lo sciamano della demenza televisiva sa bene cosa significhi tornare a promettere l'abolizione della tassa sulla casa ed una nuova rinascita di attività economiche polverizzate dal credit crunch che porteranno nuovi ed improbabili posti di lavoro. Ma se lo farà significa che, oltre al delirio di onnipotenza salvifica di cui è imbevuto l'ex presidente del consiglio, c'è lo spiraglio di ritrovare anche solo un piccolo osso con un pò di carne attaccata, brandelli di esistenza drogata di necessità di comando che tiene in vita l'ego di uno degli uomini più scaltri della storia italiana. Resta la speranza che abbia ragione di immaginare che si possa ripartire ma l'augurio è che questo popoli di legulei, di invidiosi e di furbi cortigiani gli volti le spalle dimenticandolo per sempre.

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Luglio 2012 22:40
 
Il Paese sconfitto PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Martedì 03 Luglio 2012 09:23

La sentenza della Cassazione in merito ai fatti avvenuti nella Scuola Diaz durante il G8 a Genova nel 2001 conferma aberranti certezze. Undici anni di bugie, depistaggi, teatrini da camera di sicurezza.

I vertici della polizia sono condannati, prescritti invece i reati dei pesci piccoli della celere che hanno massacrato di botte persone che stavano tranquillamente riposando dentro una struttura pubblica dello Stato. Le immagini del dirigente che, cellulare all'orecchio, regge nella mano sinistra una sporta azzurra contenente le due bombe molotov che saranno "fatte ritrovare" all'interno dell'edificio per assegnarne la responsabilita ai presenti fa venire alla mente tanti film tratti dalle storie di paesi golpisti, come il Cile, il Nicaragua o la guerra fra etnie Hutu e Tutsi.

Vladimiro Zagrebelski fa notare che la Convenzione Onu contro la tortura impone agli Stati di prevedere nel loro sistema penale interno il delitto di tortura, con pene di gravità adeguata, di mettere in atto opera di prevenzione e assicurare la punizione dei responsabili. Analogo obbligo deriva dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e da quella europea contro la tortura. Ma l’Italia non ha mai introdotto nel suo codice penale il delitto di tortura.

La tortura, quindi, come tale, non è punibile in Italia.

Il potere poliziesco, da sempre al centro di polemiche e da fatti reali costituenti reato prontamente insabbiati, rappresenta l'ossatura nera del nostro macilento sistema democratico, incapace di tenere a bada gli orgasmi di potere dei suoi settori, sopratutto quelli in perenne stand-by da colpo di stato. La politica è complice in tutto questo, usa la magistratura e un malcelato stato di polizia travestito da legalità per pilotare la deriva delle masse, spesso usando l'accetta come è accaduto a Genova nel 2001.

Rimane la giornalistica reazione dei genitori di Carlo Giuliani che non hanno perso tempo a riallacciarsi alla sentenza per ricominciare a chiedere giustizia (il fatto accaduto a Piazza Alimonda ha però tutt'altre sfumature e non ha nulla a che vedere con il pestaggio di stato della scuola Diaz).

Ed ora, con buona pace dei poteri giornalistici subiremo dieci giorni di bagarre, di schieramenti contrapposti sulla carta stampata, in televisione e sulla rete mentre la giustizia viene nuovamente sconfitta, così come l'intero Paese.

 
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