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La domenica di Alberto Sordi PDF Stampa E-mail

E’ anche colpa di Fabio Fazio che nell’ultima puntata si è collegato in diretta con una villa molto conosciuta a Roma in piazzale Numa Pompilio, se sono andato a cercare un documentario realizzato da Carlo e Luca Verdone nel 2013. I due fratelli hanno avuto infatti il privilegio di essere stati autorizzati a girare un documentario sulla vita del più popolare attore italiano raccontandola dall’interno della sua abitazione; pochissime le persone che l’artista ammetteva in casa propria dunque una vera dimostrazione di fiducia ed affetto da parte degli eredi.

Nelle parole della sorella Aurelia i racconti delle abitudini che il popolare Albertone soleva praticare nei momenti di relax, in una dimora principesca con vista sulle Terme di Caracalla acquistata per 80 milioni nel 1958 (soffiandola a De Sica) e dove aveva vissuto il gerarca Dino Grandi ai tempi dell’impero fascista.

Ma è la visita che Carlo Verdone fa alla stanza da letto di Alberto Sordi che mi ha colpito: una stanza austera, con un letto da una piazza e mezza e rari mobili su uno dei quali era posizionata una radio bianca e rotonda. Dopo pranzo - la domenica attorno alle 14,15 - l’attore soleva stendersi e accendeva la radio per ascoltare la sua Roma impegnata nella partita di calcio. Tirava su la coperta sino al collo e puntualmente a metà del secondo tempo (o dopo il primo goal) si abbioccava e si svegliava anche alle sette di sera.

Questa scena silenziosa, impensabile per la vita che si presume possa condurre un personaggio pubblico, mi ha fatto pensare che anche io ho radio accese ovunque – che spesso porto in valigia durante i viaggi di lavoro – e guardo pochissimo la televisione. Si perché il suono della radio tiene lontana l’ansia delle immagini vomitate e mescolate ai numeri del contagio in Italia, non solo al tempo della peste. Per questo credo che il silenzio di una casa antica al centro di un piccolo borgo della Tuscia, lontano da tutti, sia il luogo più bello e sicuro per rifugiarsi ad ascoltare le voci lontane attraverso l’antenna in ferrite di una radio che mantenga la giusta distanza tra le travi di legno del soffitto e il mondo che c’è fuori.