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Era il 1983 e nelle radio il cantante romano Gazebo riempiva con le sue note l'atmosfera spensierata di quel tempo con la sua "I like Chopin". Per alcuni anni avevo tagliato i capelli da un taciturno barbiere di via Cavour, gentile e silenzioso come una tomba etrusca. Gigi conosceva Mimmo già da qualche tempo e mi aveva parlato di questo simpatico ed elegante signore pugliese che in una bottega di via Principe Amedeo a Torino da quasi vent'anni esercitava la professione di parrucchiere.
Riceveva le signore ed i signori nel salone con vista sul portone della Fondazione Einaudi, ed un tabellone cinematografico del film Shampoo appeso al muro del locale dava il nome alla sua bottega e riportava - in una rimodulazione dei protagonisti - il nome suo e quello di Lucia Giordano, la sua socia in affari.

Non tardò ad arrivare accanto alle tre poltrone destinate ai clienti un bellissimo Juke Box dei primi anni sessanta, con la cupola di vetro dalla quale si potevano vedere i 45 giri di Bruno Martino, Mina, Adamo, Giorgio Gaber e altre decine di artisti dell'epoca primordiale della televisione canora. Non era necessario inserire il gettone, un meccanismo consentiva di scegliere senza limitazioni il disco preferito e Mimmo cominciava a seguire le note canticchiando "sei bellissimaaaaa" o pezzi di Celentano mentre il sole inondava di luce il pavimento antico di legno.

Una lanterna rossa e blu, il barber pole americano, girava di continuo appesa sul muro accanto all'uscio che dalla strada con una scala a chiocciola conduceva al salone del primo piano.

Dopo dieci anni di rasature e quattro chiacchiere io e Mimmo avevamo preso l'abitudine di uscire a cena ogni tanto oppure, alla chiusura serale delle 18, recarci nel più vicino bar che avesse le bottiglie aperte e due patatine da sgranocchiare prima della cena. Torino in via Po era, come lo è ancora oggi, gremita di persone che però avevano ancora la buona abitudine di sorridere ogni tanto.

Mimmo conosceva tutti nel suo quartiere: era sua cliente Nicoletta Casiraghi amica liberale di sempre con la quale discuteva ovviamente di politica e di cose buone da mangiare. Il suo lavoro negli anni aveva richiamato moltissime persone a sedersi sulle sue poltrone nella bottega che ai primi anni duemila era stata completamente ristrutturata trasferendosi al piano strada e arredata all'ingresso, sulla destra, da una libreria che conteneva esclusivamente libri scritti da suoi clienti. Professori, imprenditori, politici, sociologi, urbanisti, ed anche io avevamo donato una copia di un libro scritto da noi, a disposizione dei clienti in attesa del taglio.

Non credo di aver mai frequentato un ambiente più giocoso, ricco di energia, di simpatia, di tagliente polemica dove - nell'era della sinistra post Castellani - si potevano incontrare il suo amico e cliente Sergio Chiamparino, ii magistrato Luciano Violante, il nuovo sindaco Piero Fassino, il professor Profumo e decine di esponenti del mondo torinese che in quegli anni a vario titolo si impegnava per la Città.

Uno di loro, Augusto Cherchi, ex collaboratore di Furio Colombo aveva aperto uno studio di comunicazione ricavato in una vecchia fabbrica di pianoforti del quartiere di San Salvario con tanti giovani che lavoravano davanti a coloratissimi iMac. Una sera fummo invitati a partecipare all'inaugurazione dei locali con un bravissimo suonatore di fisarmonica che allietava i convenuti con canzoni di Fabrizio De Andrè, al cospetto di sontuosi vassoi della vicina pasticceria Castellino, di proprietà di una mia ex compagna delle elementari. Vino e musica a volontà, tante risate in un microcosmo torinese che non penso tornerà più.

A queste iniziative io e Mimmo ci presentavamo vestiti in abiti confezionati dal suo amico sarto Pippo Gervasi; me lo aveva consigliato per arricchire il mio stile personale ed aveva un piccolissimo laboratorio dove lavorava sino a tarda ora con il suo aiutante, in via Maria Vittoria a pochi passi dal liceo Gobetti dove avevo studiato. I "tre bottoni" venivano confezionati con tessuti che Mimmo mi suggeriva, recuperati spesso dal suo vicino di negozio Pozzati che da sempre vendeva stoffe all'angolo con via Accademia Albertina. E' impossibile ricordare tutte le persone che abbiamo incontrato in tante serate, alcune in case private, dove l'accoglienza ed il buon cibo (e sopratutto il vino) non mancavano mai. Per anni abbiamo ricordato una memorabile cena in piedi nel bellissimo attico dietro via Roma dell'amico e grande fotografo Franco Turcati, il quale possedeva un meraviglioso frigorifero americano stracolmo di una smisurata quantità di bottiglie di vino proveniente da Codroipo, la sua terra friulana. Lo avevamo letteralmente svaligiato e siamo rientrati a casa ridendo come due adolescenti, quasi sorreggendoci a vicenda. Io abitavo all'epoca un bell'appartamento, sovradimensionato rispetto alle mie disponibilità economiche, in piazza Castello sopra il Bar Patria e questo consentiva di rientrare sempre a piedi godendo la città nelle ore della sera, percorrendo strade vuote illuminate dalle luci gialle che rendevano tutto meraviglioso.

Mimmo lavorava sempre e ad esclusione di un breve periodo in agosto che trascorreva con la famiglia in Sardegna, ogni tanto si recava a Pont Canavese a passeggiare per le strade di quel paese mezzo montano, in una atmosfera gozzaniana. Mimmo era anche tanti personaggi: un Luigi Pirandello per ragioni fisiognomiche, un Gaetano Salvemini interpretato in una bella produzione cinematografica sul deputato socialista meridionalista, realizzato grazie al lavoro di un gruppo coordinato da Carlo Boccazzi. Non si tirava mai indietro quando c'era da fare qualcosa di bello, di stimolante, togliendo tempo al riposo delle sue lunghe giornate lavorative. Uno dei momenti più alti che dal 2004 erano diventati un appuntamento fisso era "la maialata": tenuta inizialmente ogni anno a fine Novembre in un bar/trattoria sempre diverso nelle strade limitrofe al suo negozio, era poi stato organizzato con regolarità presso i locali dell'Associazione dei sardi a Torino (poi divenuto circolo Antonio Gramsci) in via Musinè, nel cuore del Campidoglio; consisteva nel ritrovarsi a cena e far cucinare ai gestori del circolo due maialini fatti venire appositamente dalla Sardegna, annaffiati dal vino che ciascun partecipanete doveva portare con se. Centinaia di fotografie sono state scattate in quelle serate, a testimonianza di un pezzo di Torino che si ritrovava per cantare in compagnia come negli anni Cinquanta, in una atmosfera davvero singolare. Alle ultime edizioni cui ho partecipato era già impossibile trovare posto libero ed era divenuto un appuntamento mondano allietato dalla chitarra dell'amico Giacomo, suo allievo parrucchiere da ragazzo, che cantava e suonava benissimo le canzoni di Celentano.

Enzo Cugusi, animatore del circolo Gramsci ed infaticabile organizzatore di eventi, aveva seguitato nel suo impegno per riunire gli amici negli spazi che Mimmo aveva messo a disposzione in un ridente giardino che aveva acquistato nel frattempo sulla collina di Torino, in quelli che divennero "I lunedì del barbiere" ove spesso si tenevano frugali pasti ispirati alla cultura culinaria della sua Sardegna, dove non mancavano mai secchiate di Negroni sbagliato e acciughe col burro, salame e alla fine liquori e sigari toscani.

Caro Mimmo io ti ricordo così. Me ne sono andato da Torino nonostante i tuoi consigli di rimanere e non sono più venuto a trovarti. Per questo che nel giorno in cui un messaggio mi ha informato che non c'eri più, mi è cascato il soffitto sulla testa. Non è vero che non ne ho avuto il tempo, il tempo per gli amici si trova sempre, ma non avrei mai immaginato che il destino non mi avrebbe concesso una occasione giusta per venire a salutarti come avrei voluto. E così sono venuto al saluto il giorno in cui nella tua bottega erano convenute centinaia di persone per augurarti buon viaggio, dove sul legno chiaro di una bara la bandiera sarda e la maglia di Onda Granata che avevi fatto stampare per gli amici del Toro e del buon vino, facevano da labaro in memoria delle tue passioni.

Sei stato un maestro di vita, il tuo grandissimo cuore generoso non ha retto tutto l'affetto che teneva dentro ed io per questo non ti dimenticherò mai.