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Pronto, parlo con l'Italia ? PDF Stampa E-mail

Pippo Baudo in pieno delirio anni Ottanta aveva imbonito per mesi le famiglie italiane raccolte la sera sui divani a fiori ocra davanti ai tubi catodici dell'epoca, facendo marchette televisive in cambio di denaro per pubblicizzare la Italcable, concessionaria dello Stato italiano per la telecomunicazione - e da esso mantenuta - per settant'anni per poi essere fusa in Telecom Italia nel 1994, ad ingrassare l'eredità dei nipoti dell'ing.Giovanni Carosio, che la fondò nel 1921. Italia e USA non erano mai state così lontane e così vicine, grazie ai buoni auspici del Pennellone che regalava la possibilità di parlare al telefono, alla modica cifra di mille lire al minuto, con i parenti emigrati laggiù.

Le chiamate nel frattempo sono transitate su altri canali digitali, dalla telefonia mobile alla rete, offrendo a grandi e piccini l'emozione, per noi oggi ultracinquantenni, di collegarsi e parlare vedendosi con ogni latitudine in tempo reale a costi sempre inferiori.

La TV di Stato italiana questa mattina ha trasmesso immagini da alcune capitali europee; da Varsavia alla verde Slovenia, alla Croazia entrata in Europa solo cinque anni fa, a Malta dove i benefici fiscali attraggono centinaia di milioni di investimenti da ogni parte del mondo. Le strade, i parchi, le bancarelle, i bar, le fermate degli autobus, i marciapiedi di queste città sono ben tenute, in gran parte nuovissime, non solo perché le telecamere inquadrano quello che vogliono ma perché i cittadini chiedono di poter vivere nel 2019 in luoghi non degradati, senza gente che dorme per strada, senza famiglie sventurate (e ce ne saranno anche li) che reclamano come mendicanti un aiuto allo stato perché non hanno lavoro e devono vestire i loro bambini per mandarli a scuola. E i governanti rispondono a queste semplici e legittime richieste da parte di cittadini che pagano le tasse per vivere in modo decoroso.

Oggi nessuno si interessa più all'Italia e non si disturba nemmeno per farle una telefonata, per chiederle come sta, come si fa ad un genitore anziano e solo cui si augura il buon anno almeno la mattina del primo gennaio.

Mentre in Polonia la disoccupazione nel 2018 è crollata al 3%, in Croazia non esiste proprio e vi sono difficoltà a trovare nuovi lavoratori. Le vetrate delle biblioteche delle istituzioni culturali come scuole e università sono pulite, non con aloni lerci perché non si riesce a garantire nemmeno la pulizia degli ambienti dove studiano i nostri ragazzi perché non ci sono i soldi o la cooperativa ha i dipendenti in malattia o perché non vengono più saldate le fatture da parte dei committenti.

Noi, mentre le economie avanzate si organizzano per migliorare ogni giorno, perdiamo tempo a riportare sui social il nostro parere vedendo Dibba ripreso in un video trasmesso dalla tivù pubblica col cappello da Gustav Thoeni, di fianco all'ascaro di Secondigliano in tuta da sci. Stiamo girando attorno al problema, ci preoccupiamo solo di avere nel nostro cellulare la sim con il miglior piano tariffario e la maggior quantità di giga disponibili per inviare i nostri selfie idioti e filmini di gente che si schianta sulle autostrade russe ricoperte di ghiaccio. Così ci prepariamo allo schianto, quando ci toccherà.

Mentre in Lituania i giovani studiano e le imprese realizzano porti e infrastrutture perché la mafia russa c'è ma non sarà mai un cancro come quella italiana, i bambini delle scuole di Roma lunedì 7 gennaio 2019 non andranno a scuola perché la capitale d'Italia è sommersa di immondizia abbandonata lungo le strade.

Siamo obesi nel giro vita e negli occhi, ci nutriamo di bestialità televisive e icone youtuber nostrane che ridono alle nostre spalle mentre clicchiamo facendogli guadagnare tanti soldi, perché vogliamo vedere come si pettinano o sentirci raccontare che pisciano per strada perché questo mondo appartiene a loro e possono farne ciò che vogliono. Pensiamo solo a mangiare e a fare festa, come nelle comunità tribali del Congo (che però sono meno ingorde per ovvie ragioni).

Se andiamo in aree del mondo disastrate dalla povertà, quella vera, a trascorrere le nostre irrinunciabili vacanze torniamo con il telefonino da mille euro pagato a rate pieno di foto di manghi e papaie manco non si trovassero all'Esselunga di Viale Zara; facce inebetite dal lusso a buon mercato che solo quei luoghi possono offrire a miserabili come solo noi sappiamo essere. Se andiamo nelle Valli olimpiche piemontesi o nelle Dolomiti non riusciamo nemmeno a badare ai nostri figli, lasciandoli schiantare contro il destino, impegnati a messaggiare gli amici per programmare l'aperitivo in quota con sfondi da Colorado invernale.

L'Italia è un paese in rovina, eppure le banche italiane sono piene di soldi che non prestano più e che la gente spende sempre di meno. I negozi chiudono per fallimento e disperazione e i nostri figli rimangono accucciati in casa sino a trent'anni perché il paese in cui sono nati non offre lavori confortevoli da svolgere, preferibilmente dal lunedì al venerdì, possibilmente al caldo di inverno e al fresco d'estate.

Svegliamoci, non serve girare il mondo fotografandosi davanti alle aragoste per capire che stiamo sbagliando tutto. La rete che tanto amiamo offre anche questa possibilità: informarsi a costo zero. Forse un domani qualcuno chiamerà l'Italia e dall'altro capo del filo risponderà una voce gentile, che si dichiarerà ancora felice di vivere in questo Paese.