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Involuzioni della giustizia PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Sabato 28 Marzo 2015 07:21

Il potere giudiziario in Italia ha sempre trascinato dietro di se un alone di mistero, un universo incomprensibile fatto di leggi incomprensibili con le quali il cittadino è terrorizzato di doversi confrontare, ritrovandosi nella paradossale situazione di essere perseguitato dalla stessa giustizia che lo dovrebbe garantire.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati condannati in primo grado e assolti in appello. Poi la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado ed ha ordinato un nuovo processo. Nell'appello bis Amanda e Raffaele sono stati di nuovo condannati. Ieri la Cassazione ha cancellato senza rinvio la condanna ed ha assolto definitivamente i due imputati.

Cinque diverse sentenze a fronte dello stesso materiale probatorio?

Se il materiale probatorio non esisteva o non era sufficientemente solido come mai si è arrivati a due condanne? Se invece era solido, come mai due assoluzioni, l'ultima definitiva? Se le famose “prove genetiche” non erano affatto definitive e schiaccianti, come mai per due volte hanno determinato la condanna degli imputati? Da oggi ufficialmente innocenti ma hanno fatto 4 anni di carcere. Probabilmente ora saranno profumatamente risarciti di tutti i soldi spesi dai loro sventurati genitori - incolpevoli generatori di due essere abominevoli - in otto anni di carte bollate, udienze, trasferimenti, ripensamenti e trattative segrete tra magistrati e avvocati.

In carcere rimane l'ivoriano il quale, in assenza di cospicue fortune familiari in grado di placare gli appetiti di legali di grido, marcisce in galera per essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato insieme ad altri due "complici" sconosciuti di cui nessuno ha finora parlato.

Di certo rimane solo la fine orrenda di una ragazza in vacanza in Italia che si è fidata di due persone che riteneva amiche e che. dopo averla uccisa, non solo non hanno dimostrato di provare pietà ma hanno anche sbeffeggiato i genitori grazie al sistema giudiziario italiano che lascia libero spazio alle più bieche manovre pur di non far pagare i propri errori a ricchi criminali di buona famiglia.

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Aprile 2015 14:50
 
Gourmet a tempo determinato PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Venerdì 24 Ottobre 2014 20:39

Come ogni anno Torino si presta ad una rivisitazione delle abitudini alimentari, per cinque giorni. Come apre il tendone fieristico del salone del gusto tutti coloro che sino al giorno prima mangiavano sulle panchine i panini portati da casa o si arrovellavano a trovare il bar col piattino economico o la trattoria dove mangiare con otto euro, scoprono di essere inevitabilmente stregati dall'alimentazione di qualità.

Le trasmissioni radiotelevisive diffondono interviste a pensionati avvinazzati e olezzanti di bagna cauda che si sono creati l'etichetta di presidenti di qualcosa: si parla di fagioli rossi, di consorzi di produttori di barbabietole, di fame, di Africa, di manioca, di OGM, di biodiversità per non parlare del vino e dei numeri dell'esportazione. I tavoloni da mensa aziendale del Lingotto si riempiono quindi di nasoni irretiti da passionevoli emozioni olfattive di vini presentati da produttori di piccolissimi appezzamenti in luoghi che non esistono neanche su google maps. E poi gli oli, i capocolli, il puzzone di Moena, l'irrinunciabile desiderio e la passione per mangiare benissimo cose che si possono vedere solo a Torino una volta all'anno per pochi giorni: lo stregato e floridissimo universo dei piccoli produttori.

Per le strade e sui mezzi pubblici non si sente parlare d'altro se non di assaggi incredibili, di torte berlinesi, di fuyot, di frutta sciroppata e di vino conservato in antichissimi orci pugliesi. Quando tutto finisce, Carlo Petrini torna nelle sue stalle di Pollenzo, i pensionati-presidenti bolliti da ettolitri di vino assaggiati e presentati col microfono in mano tornano a casa e si fanno i complimenti da soli.

Questo patrimonio è effettivamente una grande opportunità per il nostro Paese alla ricerca di una via di uscita dalle secche di una crisi di sistema che appare senza soluzione, ma non si riuscirà mai a concretizzare un vero progetto di valorizzazione del cibo in un Paese dove i negozi di kebab fanno più affari di ristoranti dove si mangerebbe benissimo ma la gente (anche chi potrebbe permetterselo) li diserta perchè oggi è di moda il low-cost e i ricchi si scambiano con eccitazione gli indirizzi delle trattorie dove si mangia con venti euro. Siamo gourmet a tempo determinato, perchè parlare di cibo di qualità nei giorni del salone del gusto è indispensabile come aver in tasca l'ultimo smartphone da esibire alla massa di pecore che ragiona con un unico cervello ammalato, dopodichè va benissimo anche il tramezzino del discount con buona pace dei ristoratori o di chi produce tutto l'anno cibo di qualità ma è costretto a chiudere per mancanza di clienti.

Ultimo aggiornamento Sabato 25 Ottobre 2014 16:16
 
Nessuna speranza PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Mercoledì 23 Luglio 2014 00:59

La rovina procede inarrestabile. Non mi piace questa nazione di cialtroni travestiti da statisti, di uomini al soldo di altri sconosciuti grassoni e stranieri, incaricati come lo è stato il neo-nominato capo del governo italiano di organizzare la dismissione del mio Paese per fare un favore a qualcuno.

L'Unione Europea fa acqua da tutte le parti, il gas russo dell'husky del Cremlino ricopre come una coltre ogni vergogna, ogni crimine come i russi sono sempre stati capaci di compiere dai tempi degli Zar.Duecento morti e forse di più carbonizzati nei cieli dell'Ucraina per un war game ordito da criminali incappucciati mentre tra i velluti azzurri di Strasburgo si parla male degli altri, come in una gigantesca portineria condominiale dove si fanno solo pettegolezzi. Altri venti morti due giorni fa nel canale di Sicilia non hanno mosso di una virgola le coscienze politiche dell'Europa lasciando che il nostro mare diventi una tomba per la povera gente che fugge dal pentolone del nord Africa al limite dell'esplosione sociale e della guerra civile.

Guardando le nostre miserie, vediamo che da mesi si sta discutendo di una legge elettorale che interessa solo la categoria stessa che la deve votare, infischiandosene delle migliaia di aziende saltate in aria per la crisi, per i soldi che non ci sono più, per la pressione fiscale intollerabile, mentre i signori della troika ci vengono a dire che le nostre prestazioni e il nostro rapporto debito pubblico-PIL sono deludenti.

Ma che cosa si aspettava il nostro ministro dell'economia, che l'Italia si risollevasse senza aver fatto niente, solo perchè dopo le crisi necessariamente si ritrova la salute economica? Sono dei pagliacci.

Ormai da due anni migliaia di aziende italiane non versano più un solo euro all'erario, si trattengono l'IVA, non pagano i contributi previdenziali loro e dei loro dipendenti, semplicemente perchè non hanno la possibilità di farlo. E intanto Equitalia dichiara il suo fallimento comunicando che ci sono 380 miliardi di euro che non riusciranno mai più a recuperare perchè i debitori non hanno la possibilità di pagare.

Però noi continuiamo a pagare perché abbiamo dei figli cui dobbiamo insegnare le regole dell'onestà, rinunciando noi ad una vita normale per favorire nel silenzio più grottesco da popolo stupido l'imbecillità di queste persone incapaci, delinquenti sistemate su quelle poltrone da altre persone peggio di loro, che come impegno anziché occuparsi di portarci in salvo, premiano due tenniste italiane nei circoli sportivi di Roma, alla presenza di questo ometto dai completi ben stirati che oggi tutti negano di aver votato in massa solo due mesi fa, semplicemente perché se ne vergognano

 
La Ricostruzione a buon mercato PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Mercoledì 28 Maggio 2014 15:33

Tornare ad analizzare il consenso che la Democrazia Cristiana di De Gasperi riscuoteva nel dopoguerra e guardando la mappa elettorale dell'Italia di oggi viene quasi da pensare ad un ricorso storico, tuttavia inspiegabile.

Il Paese si è presentato alle urne controvoglia per rieleggere un paio di consigli regionali (uno delegittimato dal TAR) ed una rappresentanza italiana al Parlamento europeo, con i posti disponibili ridotti, i conti dello Stato sull'orlo della catastrofe ed un elettorato con la schiuma alla bocca per una rinnovata e peggiorata questione morale in nuova edizione con arresti eccellenti e somme abnormi sottratte alla collettività.

Nonostante le previsioni da paese in via di sviluppo ed una astensione che faceva tremare tutto l'arco costituzionale, è andata a votare una massa di persone inaspettata che si è riversata su di un un unico partito sfondando le migliori previsioni e registrando per il Partito Democratico un record storico. A freddo ci si è resi conto che il risultato travolgente da percentuali bulgare è stato anche consentito da un partito nato per non far vincere Bersani che si chiama(va) Scelta Civica che nel giro di quindici mesi è passato dal 10 all'1% regalando una quantità di consensi al fortunello Presidente del Consiglio in carica.

Sorvolando le ombre nere del voto di scambio allungatesi attorno al bonus del governo, elargito a dieci milioni di persone, c'è da domandarsi come sia stato possibile il verificarsi di un successo tanto travolgente che ha ingannato i più corazzati istituti di sondaggio ed il movimento anti-europeo di Beppe Grillo che si è reso conto solo domenica sera di aver riempito le piazze solo per dispensare uno spettacolo gratuito ai suoi fans che difatti nel seggio hanno scelto l'usato sicuro.

Analizzando molto istintivamente i dati si giunge alla conclusione che il 40% degli elettori è rappresentato da dipendenti pubblici e pensionati del tutto ostili al cambiamento, arroccati sul mantenimento dei privilegi, il 20% dai figli di costoro abbandonati al loro destino di giovani cittadini di un Paese sordo e cieco alle loro necessità.

Forse il dato che sorprende di più dal punto di vista dell'istinto elettorale è stata la sostanziale tenuta (anche se con cospicue emorragie di consensi verso il Partito Democratico) del partito del nonno di Arcore, affannato dall'ora di rientro a casa ogni sera per non incappare in esacerbazioni della sua dorata detenzione e quindi incapace di poter dare più di quanto i giudici gli avevano consentito : una campagna a ranghi ridotti rinchiuso tra Roma e Milano. Ciò nonostante tutti i voti che gli sono stati attribuiti sono stati possibili grazie al suo ruolo ancora riconosciuto di leader, àncora di salvezza del popolo delle partite IVA, degli autonomi, di chi deve senza protezione e schiacciato dal carico fiscale, portare a casa la pagnotta per sè e per i suoi figli.

Oggi Berlino ha finalmente un interlocutore allineato e obbediente, il più giovane capo di governo dell'Unione che può contare (anche se in parlamento ancora non è così) di una maggioranza e di un consenso senza intralci, ricatti, rinvii, emendamenti, meline e giochi di ostruzionismo. L'ora del neocolonialismo tedesco sul sud Europa è giunta tra i tappi di spumante che a Torino hanno suggellato il plebiscito attribuito al satrapo di Moncalieri riempiendo di gioia tante altre piazze della democrazia del popolo; dopo la sbornia capiremo quale sarà il prezzo da pagare per questa fasulla e poco credibile ritrovata felicità.

Un gol a porta vuota quindi, che ha proiettato nel cielo italiano un ologramma luminoso chiamato Ricostruzione, costata in fondo un sacrificio ridicolo.

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Maggio 2014 02:59
 
L'ora del coprifuoco PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Reali   
Sabato 17 Maggio 2014 03:37

Nella mia vita ho fatto tanto campagne elettorali, come candidato e come organizzatore di campagne per candidati ben più celebri di me.

Torino nel 1988 era una città nella quale era difficile trovare il tempo di pensare a tutto perchè l'ansia da prestazione, una montagna di soldi che circolavano nella politica locale e nazionale, accendevano gli ultimi giorni prima della domenica del voto con vere e proprie invasioni di campo negli spazi dei tabelloni elettorali, slogan e volti sovrapposti da giorni di guerra alla visibilità, correzioni all'ultimo minuto di lettere personali, testi e proclami, sale di alberghi introvabili per riuscire a riunire persone a cui spiegare il proprio programma.

Oggi nel 2014 il Comune di Torino, senza neppure vergognarsi, non ha neppure installato i tabelloni lungo i corsi e le strade della città perché i manifesti se li devono stampare a proprie spese i candidati, l'affissione e tutto quanto ne consegue non è più a carico dei partiti e pertanto, dovendosi pagare la pubblicità di tasca propria si è deciso che sarebbero stati troppo pochi i candidati che lo avrebbero fatto e quindi tanto valeva non perdere tempo a sistemare i tabelloni delle affissioni. Nonostante ciò sarebbe stato molto importante considerando che sia alle elezioni regionali che alle europee si voterà esprimendo una preferenza.

E' finito tutto: la gogna e la vergogna che in moltissimi casi (legittimamente) obbligano questi volonterosi italiani a fare la loro pubblicità elettorale in silenzio, spesso quasi soli, a frequentare mercati oggi desertificati dalla crisi dove un tempo si distribuivano a pacchi i volantini in mezzo ai mandarini e ai banchi della biancheria intima.

La democrazia ha anche bisogno di silenzio e riflessione e questo election day del 25 maggio certo non ci voleva. Ad uno come me cui la politica è piaciuta moltissimo fa ribrezzo dover ammettere di non sapere se andare a votare o punire questa classe politica inetta e cialtrona con il disimpegno. Quando l'ora del coprifuoco sarà trascorsa, deciderò se riprendere la bicicletta e circolare ancora libero in un questo disgraziato Paese.

 
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